Mikaeru (mikamikarin) wrote in thefeel_again,
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[Black Sails] With a garland of freshly-cut tears

[I, I I I I, take this waaaaaltz, taaaake this waaaaaltz...]

Personaggi: Thomas Hamilton/Flint
Rating: PG
Genere/warning: slash, fluff immondo, ambientato dopo la fine della serie, diabete vario sparso come origano, inesattezze insensatezze e incuranze bcz fluff and aesthetic incredibilmente IC rispetto alla mia persona - l'unica cosa IC, ma meglio di niente
Wordcount: 2001
In cosa questa fic consiste: Flint e Thomas scappano da Savannah.
Note: marò, quanta immondizia. Scritta per "prigione" per la follia dell'ultima settimana del cow-t \o\

Nel pieno dell’estate le giornate sono lunghe, il sole tramonta sempre più tardi; riescono a lavorare al proprio campo per quasi un’ora, coltivano pomodori e zucchine che donano ai vicini in cambio di mele e carote; le mele sono grosse e dolci, James lecca il succo che cola dalle dita di Thomas. Per quell’ora prima del tramonto sono uomini liberi che vivono nella campagna inglese, non hanno crucci se non quelli piccoli e quotidiani, increspature sulla superficie del lago. Ma il sole tramonta e la realtà si stringe loro addosso, si stringe attorno ai polsi come un serpente.

Zappare la terra, riparare le recinzioni, cacciare gli animali che infestano i raccolti da mattina a sera, con le pause concesse dal minimo di umanità rimasto alle guardie. Ma le voci non sono bagnate di sangue, le orecchie non rimbombano di metallo; quando si sveglia con un grido intrappolato nella gola, Thomas lo estirpa a mani nude.

Thomas, Thomas, Thomas. Il cuore ha ripreso a battere quando lo ha baciato. Si era fermato quando lo aveva creduto perso per sempre. Ha cominciato a piangere quando è riuscito a staccare le labbra dalle sue, è caduto in ginocchio balbettando il suo nome, stringendogli i pantaloni. Thomas, Thomas, Thomas. Non ha smesso per tre giorni, per tre giorni ha tremato ad ogni suo tocco. Gli ha stretto la mano ogni volta che sentiva la sua voce per assicurarsi fosse lì, che non fosse una sua visione delirante. Thomas, Thomas, Thomas.

La luce della candela è fioca, si sta spegnendo troppo velocemente. James tiene la testa appoggiata sulle cosce di Thomas, che legge a bassa voce. Libri entrati di nascosto, libri di contrabbando con le pagine macchiato che odorano di umido. Gli pare così assurdo, da mondo al contrario.
“Che vita stiamo conducendo, Thomas?”
Lui gira una pagina, lentamente; James ha sempre amato il fruscio delle pagine, perché coincidevano con i momenti più tranquilli e semplici. “L’unica che ci è possibile.”
Thomas gli accarezza il viso, dipinge i suoi lineamenti lentamente, si abbassa per baciargli la fronte. “Non è quella che avrei voluto, ma è meglio di quella che mi ero rassegnato a vivere. È meglio dell’assoluta disperazione a cui mi stavo abituando.”
“Come ci si abitua alla disperazione?”
James allunga una mano per accarezzargli la guancia. Thomas gliela prende tra le proprie, gli bacia il palmo ruvido e secco di cui non sa cantare ancora tutti i sentieri. Quali hanno visto le sue mani, quali armi hanno stretto, quali vite hanno sradicato?
“Ci si sveglia, un giorno, e tutto attorno a te non è più nero, ma grigio. I colori sono tornati, ma sono annebbiati. Sai che sono da qualche parte, sotto la coltre, ma non sai come vederli. Così i sapori, i suoni. Ti si lacera il cuore per qualche giorno e poi si arrendi.”
James si alza, cerca il suo viso; non lo bacia, appoggia la fronte alla sua. “Mi dispiace di non essere arrivato prima.” Gli pizzicano gli occhi.
“Va bene così. Sono felice così, amore mio.”
No, non va bene così.

Si baciano al buio come bambini maleducati, i giuramenti e le poesie sono tradotti in tocchi silenziosi. Ti amo, gli dice James a colazione, tracciando col dito una linea accanto a lui, senza guardarlo.
La schiena di Thomas è un fascio di dolore, le labbra e le mani e i piedi e le gambe sono bruciati e spaccati. Non c’è più un punto morbido nel suo corpo. James ricorda i suoi rosa e i suoi bianchi e i suoi rossi e l’oro leggero che risplendeva in più punti, le mani delicate che non avevano stretto altro che penne e libri. Gli risulta insopportabile l’idea che Thomas si sia arreso, che abbia passivamente accettato che quella possa essere la loro vita per sempre. Non è quella che si merita ed è questo il pensiero che gli stringe il cuore. Dobbiamo scappare è quello che gli circola nelle vene, che rimbomba nelle dita quando stringe la terra, che contamina ogni morso di cibo. Dobbiamo scappare, Thomas non può vivere così, non può morire qui.

“Dobbiamo scappare. Questo luogo ci ucciderà. Non sono risorto per farmi uccidere in questa maniera.”
Thomas beve i suoi sussurri, gli stringe il fianco. Ha le unghie corte e rovinate che gli graffiano la pelle. James sa che gli brillano gli occhi, perché sono le cose impossibili che gli incendiano il cuore. “E che vita ci aspetterebbe, una volta scappati? Senza un soldo a nostro nome, senza una casa?”, gli dice, contrario a se stesso, perché è la paura che adesso lo nutre, perché per quanto orribile la vita di adesso è tutto quello che ha. James vorrebbe estirpare tutto questo coi denti.
“Troveremo un modo. Come può spaventarti l’ignoto, ora che siamo assieme? Cosa puoi temere dopo questo miracolo?”
Thomas gli si avvicina per baciarlo. James continua ad accogliere i suoi baci con lieve stupore, con gratitudine. Ricambia dolcemente, il trasporto e la passione aspettano cauti di esplodere.
“Ci uccideranno prima che riusciamo ad abbandonare la spiaggia.”
“Avremo tentato.”
“Come puoi parlare così? Non hai appena ricordato che miracolo sia stato riunirci? E ora parli di buttarlo via come se fosse spazzatura, come la buccia di una mela? Come posso accettare quello che dici?”
“Non ti fidi abbastanza di me.”
“Non è questo –”
Ci mette più del dovuto per accorgersi della risata in fondo alle parole di James. Gli sorride anche se sono al buio. Sa che in qualche modo James è in grado di vederlo, di percepirlo come se fosse mezzogiorno. “Sei un folle.”
Il bacio lo inizia James, lo accarezza sotto la camicia. La pelle è tiepida e dolce come le ultime fiamme di un camino. Tenendo una coscia fra le sue sale con la bocca fino all’orecchio. Thomas si morde le labbra.
“Non penso che un uomo nella tua situazione possa permettersi certe parole.”
“Quale sarebbe la mia follia?”
James gli bacia il collo, scende lungo la spalla, lecca il profilo delle clavicole.
“Non avere smesso di amarmi.”
Gli sale addosso, Thomas si allunga verso di lui per uno, due, millequattrocento baci infiniti.
“Non ho smesso di respirare, per questo non ho smesso di amarti.”

Ci vogliono tre settimane prima che Thomas accetti, e altre tre per coinvolgere tutti gli altri prigionieri. Mormorii e sussurri viaggiano veloci come una febbre, girano attorno alle gambe dei loro aguzzini senza toccarli. James ritorna il capitano Flint dei suoi racconti – organizza, crea dal fango con le proprie mani, convince con la precisione di un coltello. Osserva con malcelato orgoglio gli uomini guardarlo con occhi luminosi, e Thomas se ne gloria altrettanto, perché quell’uomo è suo.
“Potrei quasi abituarmi a vederti al comando, capitano Flint,” ridacchia contro il suo collo. Anche se fa troppo caldo per dormire vicini, sentono l’eccessiva distanza in maniera acuta e terribile, spine sotto le unghie. Si danno baci sparsi, carezze leggere, si guardano il più possibile quando non sono soli. James gli accarezza i capelli, intrecciandoli alle proprie dita.
“Non ti piacerebbe vivere assieme a Flint.”
Parla sempre di Flint in terza persona, come se fosse una leggenda, come se i loro cammini si fossero intrecciati per sbaglio.
“Ho imparato a vivere qui, Flint non può essere peggio.”
“Lo era. Ciò che mi consola è che non sono più quell’uomo. Forse non lo sono mai stato davvero. Chi era Flint, cosa voleva? Sangue, morte, più distruzione di quanto un essere umano possa concepire. Forse non ero umano. Non volevo esserlo. Non senza di te,” gli accarezza il viso, la pelle seccata e bruciata dal sole, “Era l’umanità in me ad avermi reso il capitano Flint, perché era la mia parte più molle che si era squarciata, aveva sanguinato fino a morire.”
Si morde le labbra, le parole, come se tutto forse uno sforzo troppo grande, i ricordi troppo taglienti. Thomas lo guarda in viso, ma James non riesce a ricambiare lo sguardo. C’è una vergogna profonda che trema fra i denti.
“Ma non è morta. Si è solo nascosta, impaurita dagli eventi, come un bambino senza madre.”
“Si è risvegliata quando sei risorto,” James gli bacia la mano, se l’appoggia sul cuore, “qui eri tu. Tu eri il mio sangue, Thomas.”
Quando gli sfiora le labbra con le dita, James ne bacia la punta con deferenza. “Non sento di essere più nemmeno James, perché James è morto quando sei morto tu.”
“Se non sei più James,” lo pronuncia con voce sull’orlo del trabocco, come un lutto improvviso, “e non sei più il capitano Flint, chi sei?”
Si è inginocchiato tra le sue gambe, gli bacia le nocche come ad un Papa.
“Sono il tuo amore. Con qualsiasi nome non sarò altro che questo. Non voglio essere altro. Battezzami, rendimi pulito, nuovo, tuo, dall’inizio alla fine.”
Thomas allunga la mano verso il suo viso, gli posa la mano sulla guancia. “Quando sarà tutto finito. Riuscirai ad attendere fino ad allora?”
James gli bacia la mano, risponde così. Si domanda se la terza nascita sarà finalmente quella giusta.

Quando stanno per essere catturati, James lascia che Flint prenda il sopravvento per l’ultima volta. Le grida squarciano il buio, le lame delle spade riflettono la luce delle stelle; uccide così tante guardie che i vestiti bagnati aderiscono al suo corpo come una seconda pelle, c’è così tanto sangue che la terra non riesce ad assorbirlo. Quando mettono abbastanza distanza tra se stessi e i loro carcerieri le lacrime scoppiano come un fiume, trema così forte che trema anche Thomas, che lo stringe a sé come se temesse di vederlo cadere a pezzi. Rimane sconvolto dalla forza del suo dolore, come se potesse aprirlo dall’interno. James riesce a calmarsi solo quando si rende conto che il rumore più forte che sente è quello delle onde che si infrangono sulla spiaggia. Si è calmato anche il vento, che prima sibilava così forte da tagliare il viso. Comincia a ridere forte, traboccante di gioia, vibrando come un violino.
“Ce l’abbiamo fatta.”
///

Thomas si presenta una sera con una bottiglia di acqua benedetta. James la riconosce come una delle loro bottiglie di vino, svuotata la sera prima o quella prima ancora, riempita nella chiesa di San Giovanni Battista, mentre erano tutti distratti dalla messa. Riesce a sentire il rumore del cuore di Thomas che batte troppo forte al pensiero di rubare in casa del Signore. Gli toglie la neve dai capelli e dal cappotto, prima di accoglierlo in casa. Gli dice che non era necessario prendere l’acqua da una chiesa, se intendeva affogarlo, che il loro bagno sarebbe stato sufficiente. Ridono piano entrambi, sfumandosi in un bacio contro la porta chiusa. L’appartamento è stretto, freddo, umido, ma hanno un letto, loro stessi, una vita nuova. Ed è in virtù di questa vita nuova, un anno dopo la fuga, che Thomas decide che è giunto il momento del battesimo. James si inginocchia ai suoi piedi, con naturalezza e devozione. È il suo posto, quello. Thomas si bagna le dita, gli fa il segno della croce sulla fronte col pollice. Sorride, ed è così bello.
“James è l’uomo di cui mi sono innamorato, e James è resuscitato insieme a me. Tu rimarrai James, in quanto io sono rimasto Thomas. Ma avrai il mio cognome, e con esso sarai un uomo nuovo, mio del tutto. Ti rendo nuovo e ti prendo come mio sposo. Lo accetti?”
Gli passa il pollice sulle labbra, anche loro ricevono la sua benedizione. James gli bacia le dita, prima di parlare.
“James Hamilton,” mastica piano, lo accarezza in punta di lingua per sentirne il sapore, “James Hamilton.” Aspetta ancora un poco prima di dire che sì, lo accetta, cos’altro potrebbe fare se non accettarlo? Aspetta che il suo nuovo nome gli si ammorbidisca contro, che prenda la forma necessaria. Quando l’acquisisce, si alza in piedi e gli prende il viso tra le mani. Appoggia la fronte alla sua, sussurra “Grazie” con gli occhi chiusi. Dietro le palpebre le grida e il sangue cominciano ad infievolirsi.
Tags: serie: black sails
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