Mikaeru (mikamikarin) wrote in thefeel_again,
Mikaeru
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[Suits] Ti amo in tutte le lingue del mondo

Personaggi: Mike Ross/Harvey Specter
Rating: zozzo
Genere/warning: relazione adulto/minore, crossdressing del suddetto minore, fluff indegno
Wordcount: 1670
In cosa questa fic consiste: in Mike minorenne con la minigonna.
Note: scritta per "capelli biondi" perché, well, Mike è biondo. cia'.
Da quando le cose si sono fatte un po' più serie (serie nel senso di passare il tempo a fantasticare di figli e matrimonio come uno dei personaggi di Beverly Hills 90210, e che Harvey è la prima persona a cui pensa quando succede qualcosa di bello, o brutto, o fuori dall'ordinario, o quando non ha voglia di ordinare la pizza da solo) Mike ha preso l'abitudine di andare a dormire da Harvey una volta a settimana, quando anche la nonna riesce ad organizzare una serata fuori col suo gruppo di amici. Ha preso anche l'abitudine di scordarsi un paio di mutande, una maglietta, gli auricolari, fino a quando Harvey gli ha rivelato di non essere completamente deficiente e che avrebbe fatto prima a chiedergli di liberare un cassetto per le sue cose. ("Prima di tutto, hai così tanta roba che dovresti mettere le mutande nel cassetto delle posate. Secondo, non volevo impormi, e stavo aspettando che facessi il gentiluomo e me lo chiedessi tu." "Quante cazzate riesci a dire al minuto?" "Oh, è molto che non mi cronometro, non ne ho idea. Penso di essere migliorato, dall'ultima volta. Vuoi cronometrarmi tu?")
È una di queste sere che, sdraiato sul tappeto a studiare, si ricorda di non aver detto una cosa importante ad Harvey, che sta leggendo sdraiato accanto a lui.
“Ehi, ti ricordi Abigail?”
“Come potrei scordarla? Cos’ha combinato questa volta?”
“Niente. Oggi, almeno. La settimana scorsa è passata a trovarci e, sapendo che stiamo insieme –”
“Sapendo cosa, scusa?”
“Lo sai che io e lei ci diciamo tutto.”
“Hai detto a tua cugina, la stessa che ha fatto sapere a tua nonna che fumi venti minuti dopo averglielo detto, che ti vedi con uno dei tuoi professori?”
“Sì, e non mi pare nessuno ti abbia ancora arrestato, quindi significa che sa quando mantenere un segreto.”
“Mi hai detto che livetwitta quando piscia.”
“Questo ti dice quanto ancora di più dovresti apprezzare la sua discrezione in questo caso. Comunque, come stavo dicendo, visto che sa che stiamo assieme è venuta a portarmi un regalo, anche se è praticamente un regalo per te. Ci ha fatto un regalo, praticamente.”
“Dello scotch incredibilmente adesivo che posso usare quando dici troppe idiozie?”
“No, però se continui così non te lo faccio vedere.”
“L’hai portato con te?”
“Mh-mh,” e si gira di fianco per allungargli uno, due, tre baci, “e penso che sarà qualcosa che dovrà lasciare nel mio cassetto, perché scommetto che ti piacerà tantissimo.”
“Ooh,” sorride Harvey, avvicinandosi di più, mettendogli una mano sul fianco, “mi piacerà così tanto?”
“Mh-mh”, sorride anche Mike, mordicchiandosi un labbro, “un sacco.”
“Allora cosa stai aspettando?”
“Non so,” arriccia le labbra, sfiorandogli il naso col proprio, “pensavo di lasciarti languire per un po’.”
“Vuoi vedermi supplicare, vero?”
“Uh-uh. Puoi supplicarmi? Amo vedertelo fare.”
Harvey si mette in ginocchio, alza le mani al cielo per poi scendere a toccare il pavimento con la fronte. “Oh, grande Michael James Ross, vi prego umilmente di mostrarmi la vostra sorpresa, oh, per favore!”
Mike scoppia a ridere. “Accetto magnanimamente la tua richiesta, ragazzo.”
Si alza, corre verso la camera da letto dove ha lasciato lo zaino. Ne riemerge un paio di minuti dopo, in minigonna celeste e camicetta bianca. Harvey spalanca gli occhi, boccheggia un paio di secondi.
“Avevo anche questa parrucca bionda lunghissima perché Abigail pensava fossi ridicolo in gonna coi capelli corti, ma mi sembrava un po’ troppo. Ti… ti piace comunque?”, gli domanda, improvvisamente timido, con le guance che si arrossano appena, come se non fosse perfettamente consapevole che Harvey lo troverebbe bellissimo anche con un sacco della spazzatura addosso. Giochicchia col bordo della gonna, abbassa gli occhi. “Ho la parrucca nello zaino, se preferisci.”
“No, no, sei delizioso così, fai venire voglia di mangiarti. Vieni qui, Mike.”
Mike gli si avvicina gattonando, tutto un sorrisetto timido. “Vuole mangiarmi, professore?”
“Mh-mh…”
Harvey nota che si è persino messo il lucidalabbra, e che ha un buon profumo dolce, invitante. Pensa che forse la compagnia della cugina non sia poi così dannosa. Passano minuti interi a baciarsi, seduti sul tappeto. Mike gli sale in braccio, tenendogli le braccia mollemente appoggiate alle spalle.
“Mi fai vedere quanto sei buono qui sotto?”, gli sospira sulle labbra, accarezzandogli i fianchi. Mike si slaccia pianissimo la camicia, partendo dall’ultimo bottone, e Harvey segue il percorso delle dita baciando e mordicchiando la pelle. “Mh, sì, potrei cominciare a mangiarti da qui,” lo bacia sotto il mento, lungo la mandibola, lo bacia sul naso, lo mordicchia sulle spalle mentre gli fa scivolare la camicia lungo le braccia. Fa passeggiare le dita sulle cosce, lo accarezza tra la pelle e il bordo della gonna. Mike sospira piano, gli bacia la testa, forse vorrebbe dirgli di toccarlo più profondamente, forse vorrebbe chiedergli di continuare ad accarezzarlo per sempre. Ha la pelle d’oca e la testa leggera.
Harvey arriva al sedere, gli stringe le natiche, le accarezza, le stringe ancora. Gli sfila le mutande lentamente, facendole scivolare con delicatezza lungo le cosce pallide, lisce come una pesca. Sono di pizzo. “Oh, mio Dio, sei… troppo, sei perfetto,” divide in mille baci via via sempre più affamati.
“Lo so che lo stai dicendo perché quando facciamo sesso ti si stacca il cervello, ma mi prenderò il complimento comunque,” ride Mike.
“Oh, adesso mi dai del tu?”
Mike ridacchia di nuovo, “Scusi, professore, non volevo mancarle di rispetto,” e lo bacia di nuovo. Non si stacca da lui quando si alza, lasciando modo ad Harvey di togliersi i pantaloni, non si stacca quando gli infila due dita dentro.
“… la gonna te la posso lasciare, vero?”, gli chiede Harvey, con una sottile e ridicola speranza. “Sei così carino in gonna, dovresti metterla più spesso.” Mike gli immerge una mano tra i capelli, stringendoli. Harvey lo sta guardando con un’espressione adorante tale che vorrebbe fotografarlo – ma Harvey gli ha vietato l’uso del cellulare mentre fanno sesso, solo perché una volta si è distratto su Instagram e stava per caricare una foto del suo cazzo. Pensa però di potergli far cambiare idea circa la macchina fotografica, perché con quella non può distrarsi. Forse.
“Tutto quello che vuole lei, professore.”
Harvey se lo stringe addosso, comincia a scoparlo con una delicatezza che non ha avuto neppure la loro prima volta. Mike lo ricopre di baci che portano gli ultimi stralci di pesca del lucidalabbra. Trova insopportabile chiudere gli occhi, perché gli sembra uno spreco non vedere il viso di Harvey per così tanto tempo. Si chiede se anche per lui l’amore sia così, se sia una cosa carnivora e insaziabile che trasforma in spine ed aghi di pino ogni secondo passato senza vedersi. Sa che non glielo chiederà, perché Harvey si blocca ogni volta che solo si accenna ai sentimenti, ma continuerà a sperare che sia così – e intanto si gode la certezza di essere amato ed importante, questo sasso che si tiene in tasca per tenerlo a terra.
Harvey lo gira, la schiena sfrega contro il tappeto e Mike, anche per questo, geme più forte. Gli stringe le cosce attorno alla vita, si dice che la prossima volta deve mettersi i calzini alla caviglia e un paio di Mary Jane nere, di quelle lucide. Torna a mettergli le mani tra i capelli, che gli piacciono così tanto quando sono liberi da qualsiasi prodotto, lunghi abbastanza per poter immergere quasi completamente le dita. Gli piace che siano scuri, che facciano contrasto coi suoi. Gli piace tutto, di Harvey, e solo pensare a questo gli fa battere il cuore più forte, e si sente un po’ sciocco, ma allo stesso tempo non gli importa, perché è innamorato di lui e non gli serve nient’altro, della dignità non ha bisogno. Quando Harvey comincia a spingere più forte, sfregando le cosce fino a bruciare, appoggia la fronte contro la sua, e non si stacca fino a quando non sono venuti entrambi. Non si stacca neppure dopo, quando gli accarezza le gambe, i fianchi, le guance, mentre riprende fiato. Lo bacia piano.
“Tutto bene?”
Mike sente una commozione profonda che lo pizzica ovunque, questo lato di Harvey che lo prende sempre di sorpresa, anche se non dovrebbe, perché lo sa che Harvey può essere anche così, ma che ogni volta lo confermi così è… Dio, non sa neppure dirlo, non conosce abbastanza parole per dirlo, non ne esistono abbastanza per farlo. O forse l’inglese è una lingua stupida che non ne ha abbastanza. Forse se conoscesse un’altra lingua potrebbe esserne in grado.
“Pensi che potrei imparare il giapponese prima dell’università? O forse è meglio l’italiano? Lo spagnolo non mi piace, e neppure le lingue nordiche… oh, forse è meglio il francese. Hai detto che la Pearson ti ha insegnato un po’ di francese, me lo puoi insegnare? Prima dell’università, appunto, perché poi non penso avrò così tanto tempo libero. A meno di non studiare lingue, a quel punto non dovresti insegnarmi niente… Harvey, mi aiuti a scegliere l’università? Sono molto confuso.”
“… sì, stai benissimo. Di cosa stai parlando?”
“È che ci sono così tante cose che vorrei dirti,” e sente la commozione salire fino in gola, assomigliare pericolosamente ad un nodo, “ma non so come farlo, e ho pensato che fosse un limite dell’inglese, ma ci sono lingue più sfumate che permettono di parlare meglio di ciò che si sente, e allora…”
“Okay, okay,” ridacchia Harvey, prendendolo in braccio, “me le potrai dire con calma, quando troverai le parole adatte.”
“So che speri che io non lo faccia mai perché poi il tuo fragile ego di maschio alfa esploderà a sentire parlare di sentimenti,” borbotta, invece di dire No, te le devo dire adesso, perché sono importanti, sono così importanti che non possono aspettare. Ma Harvey lo bacia di nuovo, ride di nuovo, se lo stringe addosso e lo respira, e allora si calma un pochino, pensa che forse può davvero aspettare un po’. Tanto la sua cosa non si calmerà, non se ne andrà, quindi forse può fermarsi e cercare le parole.
Tags: serie: suits
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